
Hai sentito parlare di “Terzo Settore” ma non hai ben capito di cosa si tratta?
Non preoccuparti: non sei solo. Molte persone — anche imprenditori con anni di esperienza — incontrano questo termine e si trovano a grattarsi la testa.
In questo articolo ti spieghiamo cos’è il Terzo Settore in modo semplice e chiaro, senza parole difficili.
Alla fine saprai esattamente di cosa si parla, perché è importante e come può riguardare anche te.
Cos’è il Terzo Settore?
Pensa al mondo economico come a una torta divisa in tre fette.
La prima fetta è lo Stato: i comuni, le regioni, i ministeri. Tutto ciò che è pubblico e gestito dal governo.
La seconda fetta è il mercato: le aziende private che vendono prodotti o servizi per guadagnare.
La terza fetta — appunto il Terzo Settore — è tutto il resto: le organizzazioni che non lavorano per fare profitto e non fanno parte dello Stato. Il loro obiettivo non è guadagnare, ma fare del bene alla società.
In parole ancora più semplici: è il mondo del volontariato, delle associazioni, delle cooperative sociali e delle fondazioni.
Perché è importante per te?
Forse stai pensando: “Ma io ho un’azienda, cosa c’entra il Terzo Settore con me?”
La risposta potrebbe sorprenderti.
Se sei un imprenditore o gestisci una PMI, il Terzo Settore può interessarti per almeno tre motivi:
- Opportunità di collaborazione. Sempre più aziende private collaborano con enti non profit per progetti di responsabilità sociale. Questo migliora la reputazione dell’impresa e apre porte a nuovi mercati.
- Accesso a finanziamenti e agevolazioni. Alcune forme giuridiche del Terzo Settore — come l’impresa sociale — permettono di accedere a bandi, contributi e agevolazioni fiscali che le normali aziende non possono ottenere.
- Modelli di business alternativi. Se stai pensando di avviare un progetto con una forte componente sociale, il Terzo Settore offre strutture giuridiche pensate apposta per te.
Se sei una startup, potrebbe valere la pena valutare se il tuo progetto rientra nella categoria dell’impresa sociale o dell’innovazione sociale. I vantaggi, in termini di finanziamenti e visibilità, possono essere significativi.
Come funziona il Terzo Settore in Italia?
In Italia il Terzo Settore è regolato principalmente dal Codice del Terzo Settore (Decreto Legislativo n. 117/2017), una legge che ha cercato di mettere ordine in un mondo molto variegato.
Ecco le principali forme che può assumere un ente del Terzo Settore:
Organizzazioni di Volontariato (ODV)
Sono le classiche associazioni di volontariato. I soci lavorano gratuitamente per una causa: l’ambiente, gli anziani, i bambini, gli animali. Non possono distribuire utili tra i soci.
Associazioni di Promozione Sociale (APS)
Simili alle ODV, ma con un obiettivo più ampio: promuovere attività culturali, sportive, educative o turistiche per la comunità. Anche qui, niente profitto personale.
Cooperative Sociali
Sono vere e proprie imprese, ma con uno scopo sociale. Spesso gestiscono servizi di assistenza, integrazione lavorativa per persone svantaggiate o attività educative.
Imprese Sociali
Sono aziende a tutti gli effetti, ma con una missione sociale nel DNA. Possono fare profitto, ma devono reinvestirlo nel progetto sociale. È la forma più vicina al mondo delle startup con impatto.
Fondazioni
Sono enti costituiti da un patrimonio destinato a uno scopo specifico: la ricerca, la cultura, l’assistenza. Spesso nascono dalla volontà di privati o aziende che vogliono lasciare un segno.
Gli errori più comuni
Chi si avvicina al Terzo Settore per la prima volta spesso cade in questi errori:
1. Pensare che “non profit” significhi “senza soldi”. Sbagliato! Un ente non profit può avere dipendenti, fatturare e gestire budget importanti. “Non profit” significa solo che gli utili non vanno nelle tasche dei soci, ma vengono reinvestiti nell’attività.
2. Scegliere la forma giuridica sbagliata. Aprire un’associazione quando servirebbe una cooperativa sociale — o viceversa — è un errore che costa tempo e denaro. Ogni forma ha regole diverse, obblighi fiscali diversi e possibilità di accesso ai fondi diverse.
3. Trascurare gli adempimenti fiscali. Molti credono che gli enti del Terzo Settore siano “fuori” dal fisco. Non è così. Hanno obblighi precisi: iscrizione al RUNTS (il Registro Unico del Terzo Settore), bilancio sociale, dichiarazioni fiscali. Ignorarli può portare a sanzioni.
4. Non pianificare la sostenibilità economica. Una causa nobile non basta per sopravvivere. Servono una strategia di raccolta fondi, una gestione attenta dei costi e, spesso, un modello di business chiaro.
Il consiglio di Cresqo
In Cresqo affianchiamo spesso imprenditori e professionisti che vogliono avvicinarsi al Terzo Settore, sia per avviare un nuovo progetto con finalità sociale, sia per collaborare con enti già esistenti.
Quello che vediamo più spesso è che il principale ostacolo non è la volontà — quella c’è sempre — ma la mancanza di una guida chiara fin dall’inizio. Scegliere la struttura giusta, impostare correttamente la gestione fiscale e costruire un modello sostenibile sono passi che, fatti bene da subito, fanno risparmiare mesi di difficoltà in seguito.
Il nostro consiglio? Prima di fare qualsiasi passo, siediti con un consulente e chiarisci bene qual è il tuo obiettivo. Solo così puoi scegliere la strada più adatta a te.
FAQ – Domande Frequenti
Cos’è il RUNTS? È il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore: l’elenco ufficiale dove devono iscriversi tutti gli enti del Terzo Settore per essere riconosciuti e accedere ai benefici previsti dalla legge.
Un’azienda normale può diventare un’impresa sociale? Sì, ma deve soddisfare certi requisiti: avere uno statuto che preveda finalità di interesse generale, reinvestire gli utili nell’attività e rispettare alcune regole di governance. Un consulente può aiutarti a capire se è la scelta giusta per te.
Il Terzo Settore paga le tasse? Dipende. Gli enti del Terzo Settore hanno un regime fiscale agevolato, ma non sono esenti da ogni obbligo. La situazione va valutata caso per caso in base alla forma giuridica e alle attività svolte.
Quanto costa aprire un’associazione? I costi di avvio sono generalmente bassi (notaio, registrazione), ma i costi di gestione nel tempo dipendono molto dall’attività. È importante fare una pianificazione economica prima di iniziare.
Conclusione
Il Terzo Settore è un mondo ricco di opportunità, spesso sottovalutato da chi si occupa di impresa.
Che tu voglia avviare un progetto sociale, collaborare con una realtà non profit o semplicemente capire meglio il contesto in cui operi, conoscere questo mondo è un vantaggio competitivo.
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Ogni situazione è diversa. Se vuoi capire come applicare quello che hai letto alla tua realtà, il team di Cresqo è a tua disposizione.
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